Il progetto ASES (Archivio soprannomi etnici in Sicilia), promosso dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani, nasce nel 2022 in relazione al progetto di Dottorato di ricerca in Studi Umanistici (Università degli Studi di Palermo), condotto dalla dott.ssa Giulia Tumminello, dal titolo Una banca dati per interrogare lo stereotipo linguistico: includere ed escludere l’altro attraverso il soprannome etnico.
ApprofondisciIl progetto di ricerca rientra nel Programma Operativo Nazionale (PON) Ricerca e Innovazione 2014-2022, – Bando 2021 – ciclo 37 (XXXVII), Azione IV.4 “Dottorati e contratti di ricerca su tematiche dell’innovazione”. Si tratta dell’applicazione informatica e digitale del DASES (Dizionario-atlante dei soprannomi etnici in Sicilia), sotto la direzione scientifica della prof.essa Marina Castiglione, e che rientra a sua volta nella sezione onomastica dell’ALS (Atlante Linguistico della Sicilia). Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Hapax Editore s.r.l. allo scopo di digitalizzare, georeferenziare, classificare e analizzare il repertorio dei soprannomi etnici in Sicilia sia nelle sue componenti formali che in quelle etnolinguistiche.
L’obiettivo principale del progetto è quello di preservare e riqualificare il repertorio dei soprannomi etnici in Sicilia a partire dalla sua collocazione: superando l’ottica demologica pitreiana, che affidava tale oggetto di ricerca alla paremiologia, i soprannomi etnici sono oggi inseriti nel settore degli studi onomastici.
Con la definizione soprannomi etnici, elaborata da Bruno Migliorini (1948), [1] in sostituzione del calco dal francese “blasone popolare”, si intende quella particolare etichetta linguistica con cui si identifica, in maniera connotativa o denotativa, una comunità territoriale.
Il progetto non vuole focalizzarsi meramente sui campanilismi interni all’isola, ma in un’ottica più ampia intende restituire lo spaccato storico e socio-culturale di una Sicilia del passato, le cui immagini, i cui stereotipi, la cui creatività onomaturgica continuano ad essere evocati attraverso il ricorso alla soprannominazione.
Il progetto ha come suo fondamento l’imponente raccolta di Giuseppe Pitrè, che conta più di 600 forme soprannominali confluite all’interno della Biblioteca delle tradizioni popolari.
Non esiste, in dialetto siciliano, un termine che distingua questo genere di soprannomi dalla nciùria/ngiùria che si attribuisce tradizionalmente a individui e/o famiglie. A differenza dell’antroponimia popolare legata all’individuo singolo, le comunità possono essere etichettate con un certo grado di plurinominazione, in quanto alle stesse possono essere attribuiti più soprannomi etnici. Tale condizione non è soltanto un’evidenza delle ricerche condotte in questo ultimo decennio, ma è accertabile anche dalle fonti scritte: ad esempio, in Guastella, il comune di Giarratana è nominato sia Vera pruàscia sia Nzunzieddi a carruvali. Inoltre, lo stesso centro può produrre al suo interno microblasoni, attivando processi di autorappresentazione oltre che di eterorappresentazione delle identità.
Il soprannome etnico, pur essendo una costruzione linguistica e come tale analizzabile sotto diverse prospettive (etimologica, morfosintattica, fonetica), è innanzitutto una costruzione sociale che si attiva nel momento in cui una comunità viene posta sotto osservazione da parte di un’altra: attraverso la digitalizzazione di questo repertorio linguistico, si persegue l’intento di rappresentare le traiettorie dello scambio soprannominale, ai fini di verificare le linee di maggiore contatto/contrasto tra le comunità e le dinamiche territoriali che si sono venute a maturare nel corso dei secoli all’interno della società tradizionale siciliana.
Il progetto intende indagare la poligenesi e la polimorfia di questo oggetto di studio, verificandone le motivazioni (reali o presunte), il grado di creatività e la vitalità.
Gli sguardi di reciprocità, con i soprannomi etnici “in entrata” e “in uscita”, consentiranno di stimolare interessi multidisciplinari, sollecitando studi storici, geografici, sociologici, antropologici o afferenti ad altri settori.
La metodologia di raccolta sul campo, svolta e conclusasi dopo un lungo decennio grazie ad un gruppo eterogeneo di ricercatori, composto prevalentemente da tesisti, ha tenuto conto di diverse fasce generazionali, differenziate per età
(I fascia sino a 35 anni; II fascia 36-65 anni; III fascia oltre 65 anni) al fine di verificare non soltanto quali fossero le dinamiche in atto nell’identificazione dell’altro da sé, ma altresì per valutare la vitalità delle forme raccolte (anche indirettamente nei materiali otto-novecenteschi): è stato possibile accertare perdite o depauperamenti del repertorio antroponimico, oltre ad eventuali innovazioni.
I dati raccolti sul campo sono confluiti in schede descrittive in cui sono stati indicati i criteri tipologici (racconto, filastrocca, formula stereotipica, locuzione, univerbazione, marca aggettivale), le categorie motivazionali, quando indicate dagli informatori, le diverse fonti dirette (specificando nome, sesso, età dell’informatore) e indirette, oltre al grado di vitalità del soprannome etnico.
Per la rappresentazione scritta di fonti dirette dialettali si è optato per una trascrizione semplificata che tenga conto di due aspetti fondamentali: la leggibilità e la comprensione, ai fini di garantire una maggiore fruibilità del corpus da parte di un pubblico di lettori, anche non specializzato.
Per una rappresentazione ortografica del siciliano sono state seguite le linee guida suggerite da Matranga, V. Trascrivere. La rappresentazione del parlato nell’esperienza dell’Atlante Linguistico della Sicilia, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Piccola biblioteca dell’ALS, Palermo, 2007; in particolare, sia nelle forme onomastiche che negli etnotesti di contestualizzazione, si è ritenuto indispensabile riprodurre i suoni retroflessi o cacuminali e gli accenti grafici.
Il repertorio dei soprannomi etnici siciliani si è costituito attraverso lo svolgimento di inchieste sul campo, sistematiche e capillari, condotte da tesisti appositamente formati dei corsi di Linguistica italiana dell’Università degli Studi di Palermo; fa eccezione l’ampia porzione del territorio messinese, indagato da Carmelina Toscano, con apposita Borsa di studio erogata dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani.
Le indagini hanno usato come input primario la documentazione di Pitrè e di altri demologi (ad esempio Guastella), per verificare la resistenza di forme storicizzate.
Dalle interviste con gli informatori è stato possibile raccogliere un cospicuo numero di soprannomi etnici, archiviati in formato digitale all’interno della banca dati, seguendo una classificazione per categorie semantiche e motivazionali, e talora accompagnati dallo strumento euristico dell’etnotesto, che mira a far emergere la motivazione attribuita all’input onomaturgico e la percezione d’uso dei parlanti.
Dalle inchieste emerge come il soprannome etnico sia spesso un pretesto per dar forza ad un conflitto generico, di stampo unicamente campanilistico. Segnale dell’assenza di reali, concrete e documentabili cause di incontro/scontro è la proposizione di una formula stereotipica dell’insulto, spesso costruita attorno a rime o a sintagmi cristallizzati.