Glossario

Il glossario contiene termini, accezioni specifiche e concetti tra i più ricorrenti all’interno del portale: sono qui chiariti i significati di parole del settore tecnico-scientifico e sciolti eventuali acronimi.

  • ALS (Atlante Linguistico della Sicilia)
    Concepito sin dal 1985 da Giovanni Ruffino, l’ALS è un atlante linguistico regionale di nuova generazione che si compone di due sezioni, etnografica e variazionale. Lo scopo primario è quello di portare alla luce, con inchieste sul campo, il polimorfismo linguistico siciliano, facendo emergere da un lato i legami tra cultura materiale e cultura dialettale, dall’altro i rapporti che legano struttura linguistica e struttura socio-spaziale. In questo senso va letta la volontà di documentare tutto il repertorio linguistico isolano nella sua complessa stratificazione diacronica e sincronica, dando corpo a quella che Alberto Varvaro ha felicemente definito “dialettologia unitaria”. Reti dei punti, informatori e metodi di indagine si adattano all’obiettivo scientifico di volta in volta individuato. Negli anni si sono svolti numerosi corsi di formazione per i raccoglitori sul campo e trascrittori. Le collane di strumenti e materiali dell’ALS sono pubblicate dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani.

  • Appellativo toponimico
    Forme onomastiche che talora si affiancano o sostituiscono del tutto il poleonimo o il nome di un quartiere, costituendone una sorta di soprannome popolare, spesso a danno dei cittadini del centro.

  • Blasone popolare
    Calco italiano di blason populaire, coniato dal demologo siciliano Giuseppe Pitrè (1881), in occasione della recensione del volume di H. Gaidoz – P. Sébillot, Blason populaire de la France, Paris, Librarie Léopold Cerf, 1884. Sotto forma di epiteti, motti, facezie maldicenti, Pitrè pensò di sistematizzare in un’opera analoga, dal titolo ‘Blasone d’Italia’, in considerazione del fatto che nel Paese molteplici campanilismi secolari avevano originato nomee abbastanza stabilizzate. I dati siciliani, in assenza di un’opera unitaria e specifica, furono inglobati nella sua «Biblioteca delle tradizioni popolari» al vol. X, pubblicato nel 1880, terzo tomo dedicato ai Proverbi siciliani raccolti e confrontati con quelli degli altri dialetti d’Italia (al cap. LX. Nazioni, Paesi, Città). e al vol. XXIII, uscito nel 1910, dedicato a Proverbi, motti e scongiuri del popolo siciliano (al cap. XXVI. Paesi, Città). L’etichetta ha avuto più successo rispetto alla proposta miglioriniana di soprannomi etnici, tanto da essere lemmatizzata in G.L. Beccaria, Dizionario di linguistica e di filologia, metrica e retorica, 1994, con una voce compilata da Tullio Telmon che rimanda al suo primo impiego francese da parte del folklorista Eugène Rolland.

  • Categoria
    Ordine e classificazione del repertorio soprannominale secondo categorie motivazionali e semantiche. La categoria motivazionale chiarisce le ragioni che stanno alla base della formazione del soprannome etnico; la categoria semantica chiarisce il significato letterale espresso dal soprannome.

  • Creatività
    I soprannomi etnici presenti nell’ASES si distinguono in forme ad ‹alto tasso di creatività linguistica›, ossia originali nella forma linguistica e testuale; a ‹medio tasso di creatività linguistica›, poligenetiche o fondate su strutture formulari; a ‹zero tasso di creatività linguistica›, ossia gli aggettivi etnici che si stereotipizzano (deetnonimici).

  • DASES
    Il DASES, Dizionario-atlante dei soprannomi etnici in Sicilia, muove i primi passi nel 2010, da un’idea progettuale di Marina Castiglione e Michele Burgio. Esso si prefigge l’obiettivo di colmare il vuoto di informazioni relativo alla costruzione dell’identità onomastica collettiva attraverso i cosiddetti “blasoni popolari”, di cui si occupò il demologo palermitano Giuseppe Pitrè alla fine del XIX secolo e che, sin dai primi passi, sono stati catalogati e censiti insieme a quelli di altre opere e documenti scritti. Oggi il progetto è stato presentato, relativamente agli obiettivi, alla metodologia di raccolta e analisi, in importanti convegni nazionali e internazionali: Aix en Provence, Barcellona, Valencia, Monaco ed i primi risultati sono apparsi su riviste («Bollettino» del CSFLS, RIOn) e atti di convegni di associazioni scientifiche (AISU, Phrasis, ASLI, ICOS). Per il modello di lemmatizzazione è stata svolta in cotutela con l’Università di Torino una tesi di dottorato di ricerca (Marianna Trovato, Rappresentare geolinguisticamente lo stereotipo. I soprannomi etnici in Sicilia, tutor prof. R. Regis, XXIX ciclo). Responsabile scientifico del progetto, finanziato dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani, è Marina Castiglione.

  • Deetnonimico
    Aggettivo etnico stereotipizzato, sufficiente a trascinare con sé alcuni tratti caratteriali e del comportamento, considerati comuni a tutti i cittadini di quella comunità.

  • Etnotesto
    Calco dal francese ethnotexte. La raccolta sul campo, gestita con la conversazione guidata, è il metodo di inchiesta prevalente dell’ALS e dei suoi diversi moduli di ricerca (tra cui il DASES): l’interazione tra ricercatore e informatore/i consente di raccogliere produzioni orali abbastanza informali sull’universo indagato e di “contrattare” la rappresentazione dei saperi materiali e immateriali, attivando memoria e coscienza (meta) linguistica.

  • Formula stereotipica
    Si tratta di una struttura linguistica ricorrente, cristallizzata, che può essere utilizzata da una comunità per identificare o canzonare quella vicina, sulla scorta di un insulto generico. Al livello della frequenza numerica di occorrenze, i soprannomi etnici costruiti su un innesto fraseologico prefissato (quelli, cioè a ‹medio tasso di creatività linguistica›), hanno un range abbastanza alto perché consentono di centrare il bersaglio in maniera espressiva con poco sforzo.

  • Identità
    I soprannomi etnici servono a costruire l’identità nel suo aspetto relazionale, plurimo, comunicativo. Il ‘Noi’ e il ‘Voi’ si definiscono nel confronto e nello scontro con l’altro, in una plurivocità continua e mai definita, in cui la condivisione sineddotica di tratti costituitivi dell’altro (economici, caratteriali, linguistici, ecc.) avviene attraverso una sintesi onomastica linguistica. Alcune identità onomastiche risultano più durevoli, altre più effimere, spesso denunciate da soprannomi etnici non particolarmente sedimentati, che muovono, peraltro, da un ristretto numero di fonti. Nell’immaginario identitario si può accettare, rifiutare o risemantizzare lo stereotipo eteroattribuito.

  • Indeterminatezza (terminologica e scientifica)
    Anche all’estero manca una univocità scientifica sullo statuto e sulla stessa definizione terminologica dei soprannomi etnici: se in Francia si mantiene ininterrotto l’uso di blason populaire, in Germania si è fatto ricorso al generico Titulaturen; in Spagna questi nomi sono ricondotti ad un gioco scherzoso intercomunale e vengono contrassegnati con la etichetta di nombres humoristicos o semplicemente di apellidos; in area anglosassone assumono l’etichetta più sociologica di stereotypes o quella connessa ai ‘caratteri nazionali’ di ethnic slurs e trovano spazio sia su riviste di antropologia, che di sociologia o di filosofia. In una dimensione globalizzata, l’analisi di questi materiali si è estesa soprattutto all’individuazione degli stereotipi sulle minoranze, postcoloniali, razzisti e religiosi.

  • Microblasoni
    Forme onomastiche soprannominali riferite allo spazio intraurbano. Di solito l’opposizione ‘Noi’ vs ‘Voi’ è relativa a quartieri di nuova edificazione, periferici o popolari, o a frazioni del centro.

  • Motivazione

    Come nel processo di attribuzione dei soprannomi individuali, i soprannomi etnici soggiacciono ad un movente che può essere denotativo-funzionale (mestieri prevalenti e caratterizzanti, nomi ricorrenti, altitudine, ecc.) o ludico-espressivo. La trasparenza semantica non è sempre collegata in maniera chiara e univoca alla motivazione, sicché significato e motivazione possono non coincidere. In alcuni casi, la motivazione originaria può essere stata rimossa e sostituita pur nel mantenimento del soprannome etnico.

    Nel corpus possiamo individuare alcuni moventi che spesso potremmo attribuire a motivazioni funzionali, ma che nelle “significazioni secondarie” possono assumere un carattere connotativo e ludico: generica rivalità, evento storico, cause igienico-sanitarie, shibbolet linguistico, evento aneddotico, usi tipici (sovente alimentari), mestieri, comportamenti e atteggiamenti (esteriori/interiori).


  • Nciùria/ngiùria
    Soprannome di persona o di famiglia – in siciliano anche peccu, numinàggiu, mmustizzu, nnoccu – che costituisce nella maggioranza dei paesi siciliani un sistema onomastico popolare parallelo (quando non sostitutivo) a quello ufficiale. La soprannominazione, infatti, più o meno infamante e più o meno scherzosa, dipinge con icasticità un tratto caratteriale, fisico oppure comportamentale del soggetto sul quale l’intera comunità esercita (o, comunque, accetta) una funzione onomaturgica che prescinde dall’anagrafe. Esso può oggi rivelarsi in una motivazione chiara, assicurata dalla trasparenza semantica, o opaca e la cui eziologia non è più attingibile, a volte neanche al portatore.

  • Onomastica
    Settore della linguistica storica che studia i nomi propri legati all’uomo (antroponimia) e ai luoghi (toponimia). L’ALS ha sviluppato tre sezioni onomastiche volte ad indagare il ricco universo onomastico siciliano: una relativa alle forme popolari del patrimonio toponomastico (DATOS, Dizionario-atlante dei toponimi orali in Sicilia), una riguardante l’inventario plurale dei soprannomi etnici (DASES, Dizionario-atlante dei soprannomi etnici in Sicilia), una afferente al patrimonio antroponomastico popolare, individuale e familiare (DASS, Dizionario-atlante dei soprannomi di/in Sicilia). I tre corpora, che rientrano in un programma unitario di ricerca, forniscono, dal punto di vista dell’identità onomastica, una eccezionale chiave di lettura della storia linguistica della Sicilia e della sua complessa stratificazione, fornendone indirettamente anche informazioni multidisciplinari, ergologiche, antropologiche, socio-economiche. Il DASS è stato completato (Ruffino 2009, 2020); si è dato alle stampe il protocollo di inchiesta DATOS (A. Castiglione e M. Castiglione 2022), con il primo volume (Campanella 2023) e ne sono in cantiere altri; è in via di lemmatizzazione il DASES.

  • Paremiologia
    In generale si intende lo studio dei proverbi. Giuseppe Pitrè raccoglie i blasoni popolari all’interno dei volumi dedicati ai proverbi della sua Biblioteca delle tradizioni popolari. Egli stesso, però, «ne distingue il valore documentario rispetto ai veri e propri proverbi in quanto ne declassa lo spirito animatore a scontro squalificante, cascame di retaggi che la novella Italia può conservare, ma non deve incoraggiare. L’atteggiamento di Pitrè rispetto a questi materiali, pertanto, è, se non sprezzante, certamente più controllato di quanto non fosse relativamente al patrimonio paremiologico in senso stretto» (Castiglione 2006). Anche più di recente, questo oggetto di raccolta e studio confluisce nelle raccolte paremiologiche: ad esempio, nel Dizionario dei proverbi di Valter Boggione e Lorenzo Massobrio, nella sezione dedicata a La Società, lo Stato, la Religione, la sottosezione VIII.7.4 viene intitolata Proverbi sulle città e sulle regioni d’Italia e quella VIII.7.5 Proverbi su popoli e nazioni. La fonte quasi esclusivamente consultata è costituita dai Proverbi Toscani di Giuseppe Giusti (1871).

  • Percezione
    La Dialettologia percettiva è lo disciplina che si occupa dello studio delle opinioni e degli atteggiamenti impliciti ed espliciti dei parlanti sulle varietà della lingua, indagando le dinamiche di contatto italiano vs. dialetto e le implicazioni ideologiche e identitarie. La percezione linguistica, pertanto, sorge dalle credenze implicite/pregiudizi e dalle presupposizioni sulla lingua.

  • Plurinominazione
    I soprannomi etnici attribuiti ad una comunità possono essere in numero variabile. Nell’ASES vi sono centri che sono registrati con un numero plurale di soprannomi, a volte superiore ai venti. Ciò è determinato dalla poligenesi della nominazione, sia relativamente ai tratti stigmatizzati ed elevati a sintesi onomastica, sia relativamente ai centri e ai momenti storici in cui si sono originati i soprannomi.

  • Poligenesi
    La comunità oggetto di soprannominazione può essere etichettata in tempi e da luoghi diversi. Ciò determina sguardi e percezioni diverse che si consolidano in elementi linguistici multipli.

  • Polimorfia
    Lo stesso stereotipo può assumere veste linguistica diversa, generando una polimorfia sul piano dei significanti e delle forme, ma non dei significati e delle motivazioni. Un esempio è quello di ‘stupido’: NchiònchiariBbabbiPitr’e ppauli, Asini, MinchiunaLu sceccu si vivi la lunaPirzisi, ecc.

  • Reciprocità

    I soprannomi etnici nascono da dinamiche territoriali di contiguità, sicché si costruiscono in un gioco di nominazioni scambievoli, tra idealizzazione di sé e disprezzo del vicino. La reciprocità campanilistica è documentata praticamente in quasi tutto il corpus, manifestando una intrinseca dialogicità pragmatica tra le comunità viciniori.


  • Shibboleth

    Espressione (parola, modo di dire, pronuncia) individuabile come propria di una comunità o di un gruppo linguistico. Il termine deriva da un episodio biblico (Giudici 12,6). In Sicilia, si racconta che la rivoluzione dei Vespri (1282) si accese a partire dall’individuazione di uno shibbolet degli invasori francesi, ossia la pronuncia dell’affricata palatale sorda di cìciri (ceci) come fricativa.


  • Soprannomi etnici
    Si tratta degli appellativi che una comunità riconosce a quella vicina, connotandola o denotandola per qualche caratteristica generalmente condivisa. La dicitura completa, che viene introdotta da Bruno Migliorini (1948), è “soprannomi etnici e locali”. Essa viene preferita al calco dal francese blasone popolare, «non solo perché il motto che serve per il blasone è di regola esornativo o laudativo, il che avviene solo di rado col blason populaire, ma anche perché il motto è scelto da quelli stessi che lo porteranno, mentre le frasi motteggiatrici risalgono ai vicini». L’etichetta soprannome etnico riconduce l’oggetto di indagine nell’alveo dell’onomastica, più che in quello della paremiologia laddove venne inizialmente inserito da Pitrè (1880, 1910), sebbene la forma linguistico-testuale assunta dai soprannomi etnici possa essere formalmente un aggettivo o una filastrocca in rima, un sostantivo composto o un sintagma. Affinché si possa parlare di soprannome etnico è necessario che lo stigma colga un tratto saliente (lavorativo, alimentare, comportamentale, fisico, economico, ecc.) e che non si configuri come insulto generico.

  • Stereotipo

    Lo stereotipo dell’alterità è riducibile, nel corpus, ad un repertorio di alcune categorie negative: ‹falso/infido›; ‹stupido›; ‹vanaglorioso›; ‹traditore›; ‹povero›; ‹debole›; ‹malato›; ‹testardo›, ecc. Lo stesso stereotipo sviluppa soprannomi polimorfi e non sempre trasparenti sul piano della denotazione semantica. Alla base sono ravvisabili dicotomie archetipiche che contrappongono, ad esempio, nobili vs villani; campagna vs città; mare vs montagna; credenti vs miscredenti. Non manca, nell’ASES, la registrazione del prototipo dell’ebreo, come esempio di tradimento per antonomasia.


  • Tipi nominali
    Il soprannome etnico può assumere diverse forme linguistiche. I tipi nominali presenti nel corpus sono: lessema semplice (del tipo Buddaci), suffissato (del tipo Fangara), bimembre (del tipo Mangia ficu), trimembre (del tipo Terra degli asini), complesso (del tipo Si Marsala avissi u portu, Trapani fora mortu).

  • Vitalità
    La vitalità è uno degli indici che si è cercato di rilevare, durante le inchieste sul campo, a partire dai blasoni popolari attestati in Pitrè per verificare la longevità sociale della forma onomastica e i suoi contesti pragmatici d’uso.

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